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In Carinzia via Svezia. La storia di Marco.

Marco si e’ laureato in Italia con il massimo dei voti, dopodiché ha l’opportunita’ di trasferirsi in Svezia per fare il dottorato, ma nel frattempo arriva una chiamata importante, da una delle aziende leader nel settore in cui Marco lavora, e’ un sogno e non può certo rifiutare. Così rifiuta il dottorato e  si trasferisce a Villach, in Carinzia e inizia la sua avventura austriaca.

Ciao Marco,  raccontaci un pò di te e di come sei finito all’estero.

marco1 In Carinzia via Svezia. La storia di Marco.
Ciao, il mio nome è Marco Cristiano. Sono nato a Salerno il 16/12/1987. Ho conseguito la laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica con il massimo dei voti presso la Facoltà di Ingegneria Elettronica dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II.

Dopo un periodo Erasmus a Stoccolma, presso il KTH – Royal Institute of Technology, dove ho svolto la Tesi di Laurea, mi contattano dall’ Università di Linköping ( in Svezia); essi mi propongono di fare il dottorato di ricerca presso la loro università, per continuare a lavorare sul progetto sul quale ho lavorato durante la Tesi stessa, un progetto spaziale (Working on Venus), il cui obiettivo è la realizzazione di un lander per l’investigazione del pianeta Venere, maggiori informazioni qui. Ovviamente, non avendo altre scelte, accetto!

Nel frattempo arriva una chiamata da Villach (Villaco in Italiano), dall’ Infineon Technologies (azienda leader nel campo dei semiconduttori), e mi propongono un colloquio di persona (dopo averne già superato uno per via telefonica) per una posizione lavorativa aperta. Il colloquio và a buon fine e, quindi, rifiuto il dottorato di ricerca per cominciare a lavorare in una delle compagnie che ho sempre sognato di lavorare.

Andare all’estero è stato sempre il mio sogno. Personalmente, non ho mai creduto che un giorno avrei avuto un futuro in Italia, anche perché non vedo che l’Italia crede e punta tanto sui giovani, anzi li “obbliga” quasi ad espatriare per poter mostrare chi sono per davvero. Inoltre, anche come Stato, da un punto di vista di vivibilità e modi di pensare, l’Italia non mi ha mai affascinato più di tanto. Quindi, a differenza di altri che si sono trovati all’estero un po’ per obbligo, io all’ estero mi sono trovato oltre che per obbligo (al fine di costruire un mio futuro) anche per scelta, una scelta che ho sempre desiderato fare.

Quindi mi sono “armato” di due valigie da 40 Kg ognuna, un PC portatile (ovviamente anche di cellulare 😀 ) e un biglietto di sola andata per Villach, e mi sono trasferito in Austria.

Ovviamente, lasciare la famiglia, la mia ragazza e tutto ciò che mi ha circondato per 26 anni non è stato facile all’inizio, ma quando ti trovi in un’azienda cosi straordinaria e in un ambiente così “vero e sincero”, tutto si supera e si và avanti tranquillamente.

Quindi…. eccomi qua! Oggi vi contatto come un dipendente di tale azienda e, soprattutto, estremamente felice!

Come mi trovo all’estero? Beh..da Dio! Quando sei in uno Stato che funziona, hai le giuste amicizie e soprattutto hai un posto di lavoro stabile nel settore che più ami, con un’azienda che crede nelle tue capacità e ti dà l’opportunità di mostrare chi realmente sei, un buon gruppo di lavoro e un buon ambiente lavorativo, beh..penso che sia difficile essere infelici!!

Ti sei laureato in Italia con il massimo dei voti, hai rifiutato il dottorato all’estero e infine hai ottenuto il lavoro che più ti piace. Pensi che se saresti rimasto in Italia saresti riuscito ad ottenere gli stessi risultati?

Beh, io non penso che in Italia sarei mai riuscito ad avere una vita come quella che ho ora in Austria. In Italia non ho ricercato più di tanto, anche perché mi sono confrontato molto con amici, oltre che vedere telegiornali e programmi di attualità che raccontano ogni giorno lo strazio dei giovani Italiani, che confermano che in Italia gli unici lavori che si trovano sono stage, contratti a tempo determinato di sei mesi o più, e si deve sempre vivere con la tachicardia che da un giorno all’altro sono sbattuti fuori senza motivo, o perché lo Stato accompagna l’azienda stessa verso il fallimento.

L’Italia, dal mio punto di vista, non è per nulla un paese per giovani. I giovani se vogliono crescere e mostrare davvero chi sono devono dirigersi verso Paesi che danno loro l’opportunità di mostrarlo.

Di cosa ti occupi esattamente sul lavoro? Come ti trovi rispetto all’Italia?

Io lavoro come Ingegnere di Supporto. In breve, questa figura ha il compito di supportare sia i Designer che gli Ingegneri di Verifica, durante la fase di realizzazione di un progetto. Attualmente sono il supporto di gran parte dei Tool utilizzati durante la verifica stessa, lavorando, quindi, a stretto contatto con gli Ingegneri di Verifica. In particolare, il mio supporto è concentrato nel campo dell’ Analog/Mixed Signal, ma nulla vieta di dover anche fare supporto solo per circuiti Analogici. Per supporto si intende, ad esempio, la rilevazione e risoluzione di vari problemi durante il funzionamento del Tool di verifica, suggerimenti durante la verifica stessa (come, ad esempio, quali Tool utilizzare o come implementare la misura di una certa grandezza circuitale), proposta di metodologie più semplici, efficaci ed efficienti al caso in esame, etc. E’ un lavoro davvero molto bello, sia perché ti trovi a lavorare sempre su cose diverse e a stretto contatto con diversi gruppi di lavoro, cercando di fornire sempre il supporto necessario per la risoluzione di diversi problemi, sia perché hai l’opportunità di imparare sempre cose nuove e diverse.

Rispetto all’Italia mi trovo da Dio. Mancano gli affetti, mancano le proprie usanze e tradizioni, ma, vabbè, questo è un piccolissimo prezzo da pagare. In cambio ho ottenuto la “mia vita”. Ho ottenuto la possibilità di vivere come desideravo, ma soprattutto di vivere in un Paese “vero” e un ambiente di lavoro “vero”. Per Paese “vero” intendo uno Stato che ti garantisce una copertura sanitaria degna di nota (dove entri semi-morto e hai almeno la minima probabilità di uscirne vivo!), una società che rispetta il prossimo e, quindi, una civiltà straordinaria. Per ambiente di lavoro “vero” intendo, invece, la possibilità di dire sempre la tua e mostrare a tutti di cosa sei capace, trasmettendo loro la sicurezza (o almeno provandoci) che su di te possono contare in qualunque momento. Se lavori in un ambiente che crede in te, perché tu non dovresti credere in loro! Diciamo che è un “feeling” reciproco che si instaura dal primo giorno. Nessuno si crede meglio di te e nessuno “snobba” il tuo operato; tutti servono per un motivo e ognuno deve fare ciò per cui è stato assunto nel miglior modo che può, contribuendo tutti insieme allo scopo comune che ci lega l’uno all’altro.

Quale e’ la cosa che ti piace di più di Villach ?

La cosa che mi piace più di Villach è la possibilità di “vivere”, vivere da vero cittadino e parte di uno Stato e di una società. La gente ti apprezza e ti rispetta tanto quando tu fai il tuo lavoro nel miglior modo e con il massimo impegno. Anche la gente di Villach mi piace tantissimo. Sono molto disponibili e amichevoli. Pensate che il giorno in cui sono arrivato (con valigie che dopo 11 ore di viaggio sembrava pesassero tonnellate!), completamente abbandonato nell’oscurità di Villach (era circa mezzanotte), una persona, che stava tornando da lavoro in auto, vide che ero in difficoltà con tutti questi bagagli, e che consultavo la mappa della città alla ricerca di una strada, si fermò accanto e mi chiese se avessi bisogno di un aiuto. Quel gentiluomo caricò le valigie in auto da solo e mi accompagnò fino all’Hotel dove dovevo pernottare.

Inoltre, a Villach è tutto facile. Anche per ricevere un finanziamento, lo chiedi il giorno prima e, se hai tutto in regola, lo ricevi il giorno dopo. Devi aprire un conto in Banca? Mezz’ ora! Devi pagare una bolletta? Tutto automatico o online!

Quindi, Villach è una vera città per vivere e creare una famiglia!

Inoltre, anche se sembra strano per una persona che viene dal Sud Italia (che è nata sul mare !), mi piace molto il clima freddo di Villach. Qui si respira un’aria davvero pulita, anche grazie alla tanta natura che ti circonda dappertutto, ovunque tu sia in Austria. In Austria si rispettano molto le stagioni; in inverno fa abbastanza freddo (anche i -8 °C si possono sopportare senza problemi), mentre in estate fa caldo, ma il clima è comunque abbastanza fresco. Inoltre, durante l’inverno, vedere al mattino una città piena di neve e il cielo azzurro è una cosa spettacolare (forse l’unico problema è rimuovere la neve dalla macchina :-D).

Inoltre qui a Villach non esiste la criminalità! Puoi lasciare la porta di casa aperta, o lasciare le chiavi in macchina mentre vai a casa, e nessuno tocca nulla!

Il lavoro in “nero” o contratti di casa in “nero”, qui, secondo me, non sanno neanche cosa siano! Anzi, il Comune non ti rilascia la residenza principale in Austria se non mostri un contratto di affitto regolare a tutti gli effetti.

Con la lingua locale come va? Hai trovato difficoltà nel comunicare?

Sono qui da quattro mesi. La lingua locale è il Tedesco. Il Tedesco, almeno dal mio punto di vista, è una lingua difficile. Inoltre in Carinzia non parlano il Tedesco, ma il Tedesco Carinziano, che è una sorta di dialetto del Tedesco e, quindi, le difficoltà raddoppiano. Conoscendo l’Inglese (ovviamente non mi reputo per nulla Shakespeare, anzi giorno per giorno cerco di imparare nuove cose da chi sa più di me e correggere al meglio la pronuncia dell’ Inglese) non ho alcun problema a comunicare, soprattutto in azienda, con i miei colleghi, e con la gente del posto che conosce l’Inglese.

Ovviamente capita di dover entrare in un negozio dove, se non conosci il Tedesco, a quel punto ti ritrovi a dover comunicare con la Lingua dei segni, e lì diventa una “Mission Impossible”. Quindi, anche se non ho problemi di comunicazione, in tutti i casi imparare il Tedesco resta uno dei miei obiettivi primari. Attualmente seguo un corso di Tedesco in azienda, ma al termine penso che comincerò a frequentare anche una scuola di Tedesco, oltre che esercitarlo con i miei colleghi di lavoro, che parlano un Tedesco perfetto!

Cosa ti manca più dell’Italia?

Dell’Italia mi manca la famiglia, la mia ragazza e la sua famiglia. La mia famiglia mi ha cresciuto e dato l’opportunità di avere una formazione di alto livello. Sono cresciuto con loro e come possono non mancarmi? La mia ragazza e la sua famiglia sono persone eccezionali, che anche a miliardi di Km li porterò sempre nel mio cuore. Ovviamente la mia famiglia la sento sempre, mentre la con la mia ragazza ci sentiamo spesso e ci vediamo frequentemente, soprattutto nei periodi festivi e durante l’estate. Purtroppo, questo è un prezzo da pagare se vuoi un futuro migliore per te e la tua futura famiglia.

Amicizie “vere” in Italia ne ho avute ben poche; quindi, non posso dire che sento la “mancanza” di un qualche amico in particolare. A dire il vero, sarà perché qui ci sono tanti  ragazzi, soprattutto Italiani (gli Italiani a Villach sono davvero tanti!), che insieme a me navighiamo “sulla stessa barca” (nel senso che siamo tutti arrivati a Villach per un futuro migliore), sembra che qui sia riuscito a farmi più amici che in 26 anni a Salerno dove sono nato e cresciuto.

Ci cerchiamo sempre, ci organizziamo per vari eventi, ci ritroviamo spesso a pranzo insieme e condividiamo tante idee e passioni. Si è vero! Sembra che qui abbia trovato amici più “veri” che nel Sud Italia.

Quali sono le differenze tra Austriaci e Italiani nella vita sociale?

Gli Austriaci non li conosco benissimo, dato il breve periodo che sono qui. Però la mia impressione, rispetto agli Italiani, è che sanno vivere, nel senso che sono “veri”! Se ti aiutano è perché vogliono farlo davvero, non per avere qualcosa in cambio. Tutti la mattina si svegliano per andare a lavoro, ma per andare a lavoro e lavorare per davvero! Ognuno si sente doveroso nei confronti dello Stato di dare il suo contributo, perché se lavorano, e bene, ricevono un buon salario, servizi e benefici. Inoltre gli Austriaci amano il loro paese e lo rispettano, sotto tutti i punti di vista.

Non sporcano la strada, perché la vogliono vedere pulita, e rispettano il lavoro che fa il Comune per mantenerla tale. Rispettano la natura e sono davvero civili. Per esempio, se ti vedono arrivare verso le strisce pedonali, anche se sei a 100 metri di distanza, cominciano già a frenare! Se hai la precedenza per strada, a costo di stare un’ora sullo Stop, ma non si muovono.

Se sei in una fila, e devi rispondere a telefono perché aspetti una telefonata importante, anche se ti allontani dalla fila stessa, dopo ti danno la precedenza perché eri lì prima di loro. Diciamo che gli Austriaci, dal mio punto di vista, sanno davvero cosa vuol dire “vivere” e far parte di una società. Nessuno vive come se vivesse da solo, ma tutti contribuiscono per uno scopo comune.

D’altronde solo se tutti collaborano tra loro, ognuno facendo il proprio dovere, e solo se tutti rispettano le regole e le leggi, si può parlare di società per davvero! Altrimenti si vive come in Italia, ognuno che pensa ai fatti propri e non al bene comune.

Cosa ha l’Austria che l’Italia non ha.

Sulla base di ciò che ho detto prima, per me l’Austria ha tutte le basi per vivere bene e civilmente. Rispetto all’Italia ha un sistema economico abbastanza stabile, ti dà l’opportunità di avere un buon lavoro e un buon salario (regolarmente pagato in modo estremamente preciso, più di un orologio Svizzero), ti dà l’opportunità di vivere in una società estremamente civilizzata e, cosa più importante di tutto, ti fa sentire cittadino!

Cosa ha l’Italia che l’Austria non ha.

L’Italia, forse, ha delle bellezze che non si possono confrontare con nessuno. L’Italia è un paese di storia, cultura, turismo e così via. Ma, purtroppo, oggi siamo noi stessi Italiani che non siamo in grado di valorizzare o vendere neanche più questo!

Forse perché siamo così continuamente stressati e stremati da uno Stato che continua giorno per giorno a trovare e provare tutte le soluzioni possibili e immaginabili per renderti povero e infelice, che neanche riusciamo più a vedere quali siano le cose belle che il nostro Paese può offrire. Anzi, a volte, ce ne dimentichiamo proprio, perché l’unico obiettivo nella nostra mente è solo quello di trovare un modo per poter sopravvivere e arrivare a fine mese con quel misero salario che ci viene offerto.

Hai  intenzione di tornare in Italia, a breve o lungo termine?

No, assolutamente! Se avrò la forza e la fortuna, io penso che ormai l’Italia per me è una storia chiusa. Il mio Paese “mi ha messo alle porte” per poter avere un futuro, per poter vivere dignitosamente la mia vita e per poter mostrare a qualcuno chi sono per davvero. Perché mai dovrei avere il bisogno o la voglia di ritornarci? Sto bene qua e, se avrò la fortuna di restarci per sempre, sarò davvero felice di vivere e dare il mio contributo, sia lavorativo che sociale, in questo bellissimo Stato.

Come vedi il mercato del lavoro e il modo di lavorare Austriaco rispetto a quello italiano?

Il mercato del lavoro in Austria è molto flessibile. In Austria non esiste l’ articolo 18 e la disoccupazione è bassissima (circa il 5 %) nonostante il periodo di crisi che infligge tutto il mondo. Sicuramente l’economia italiana e quella austriaca non posso essere messe assolutamente a confronto, ma il caso austriaco dimostra come senza articolo 18, per il quale i sindacati italiani tanto si battono, si può tranquillamente essere una delle migliori economie d’ Europa.

Infatti, l’Austria oltre che essere in Europa il paese con il più basso tasso di disoccupazione, è uno Stato in cui si può licenziare senza fornire alcuna motivazione. Ovviamente non ha alcun senso pensare che il datore di lavoro ti licenzi senza alcun motivo, se sei una persona valida e ti impegni in ciò che fai. Ma non è solo l’articolo 18, a mio parere, il segreto del successo dell’economia austriaca, ma, da ciò che sò, anche le basse tasse sulle imprese, forte innovazione e formazione di alto livello. In Italia, dagli ultimi dati a me noti, siamo ad un livello di carico fiscale complessivo di circa il 68 %, contro il circa 53 % austriaco. Infatti, non a caso, l’Italia risulta il peggior Paese europeo per carico fiscale sulle aziende.

Quindi, grazie alla scarsa pressione fiscale, l’Austria è diventato un paradiso per le imprese e soprattutto delle grandi multinazionali.

Per quanto riguarda il modo di lavorare in Austria, dal mio punto vista, nessun paragone con l’Italia. In Austria puoi competere per davvero con le tue forze e le tue capacità, senza avere conoscenze o qualcuno che ti debba inserire in un dato sistema. Se vali e fai il tuo lavoro come ti viene richiesto, vai avanti, stop! Da questo punto di vista, secondo me, risulta uno dei paesi più meritocratici che esiste in Europa. Anche gli orari di lavoro sono molto flessibili, nel senso che puoi gestire tranquillamente il tuo lavoro; hai un contratto per un certo numero di ore, e quelle ore puoi suddividerle come vuoi, in base al carico di lavoro e alle scadenze che hai. Hai diritto alle ferie (cosa che ormai in Italia sembra una fantasia!), dal primo giorno di lavoro, oltre che aver diritto all’ assicurazione sanitaria dal primo giorno di lavoro stesso. Inoltre, anche il colloquio di lavoro in Austria è completamente diverso da quello svolto in Italia. Invece di limitarsi sempre a fare la solita domanda “che sai fare?”, durante il colloquio di lavoro essi investigano in dettaglio le tue conoscenze, per capire se davvero sei adatto o no a ciò che loro cercano. Non ti fanno un colloquio di lavoro con l’obiettivo di trovare una qualunque scusa, come accade in Italia, per poterti ridurre il salario, ma osservano davvero quali sono le tue capacità nel campo. Sono loro che si caricano tutte le responsabilità di formarti, come è giusto che sia! Una persona quando esce dall’università ha solo un gran bagaglio culturale, da poter mettere a disposizione per l’azienda che lo assume, che poi lo prepara per fare una determinata cosa. E’ questo il reale processo di assunzione di un lavoratore! Invece, cosa accade in Italia? Trovano tutti i modi per concludere il colloquio con le magiche parole, “le faremo sapere” oppure, cosa che più odio, “lei non hai esperienza, ma le possiamo offrire un contratto formazione, o a progetto!”..ma formazione o progetto di cosa? Perché devo pagare io la formazione per qualcosa che andrò a fare nell’azienda di cui probabilmente non ne sapevo neanche l’esistenza prima? Oppure, contratto a progetto? E se durante il mio lavoro, io lavoro su 30 progetti, allora mi pagate 30 volte di piu? Oppure, domande davvero senza alcun senso poste durante un colloquio di lavoro italiano, ad esempio “come ti vedi tra 10 anni?”..Boh! Ma io posso dirti come mi vedo oggi, mica posso dirti chi sono tra 10 anni? Forse sono anche morto!

In Italia, quindi, è tutto strano, dal primo giorno in cui incontri le risorse umane per fare il colloquio di lavoro, fino all’ultimo giorno che lavorerai per l’azienda stessa.

Per non parlare poi del gruppo di lavoro. In Austria, almeno nel mio caso, il gruppo di lavoro è per me una seconda casa. Le persone sono davvero eccezionali e sempre disponibili ad aiutarti; non cercano di fregarti per dimostrare al capo che loro sono meglio di te, anche perché non ci tengono a essere meglio di te, ma ci tengono a essere i migliori in quello che fanno loro, e non in quello che fai tu, dato che tu sei stato assunto per quella determinata cosa, e tu dovrai dimostrare di esserne il migliore! Mi sento in dovere di ringraziare un’ italiana nel mio gruppo, Lucia, che davvero si è dimostrata come una sorella per me, e mi ha aiutato ad integrarmi nel sistema in un modo eccezionale; infatti, dal primo giorno, mi è stata vicino e continua a farlo. Mi ha spiegato di tutto, come posso trovare un medico in Austria, come fare la dichiarazione dei redditi, oltre che insegnarmi tantissime cose riguardanti il nostro lavoro. Una donna davvero eccezionale!

Inoltre, un’altra cosa importante, è il rapporto con il tuo capo! Il tuo Manager, a differenza dell’Italia, che viene visto come l’Illuminato, l’Irraggiungibile, la persona che deve guadagnare solo 30000 volte il tuo salario e che non puoi neanche dargli del “Tu”, qui in Austria, il tuo Manager, lavora con te. Egli/Ella è nel gruppo presente dal primo minuto di lavoro fino all’ultimo, ed è sempre disponibile a parlare e ad aiutarti qualunque sia il problema che tu hai, sia lavorativo che non. In Austria non esistono tante formalità! Al Manager si può anche dare del “Tu”, e non del “Voi”, anche se per me questo è ancora molto difficile, essendo abituato a dare del “Voi” anche ad un assistente di un Professore, altrimenti venivi preso in antipatia e non superavi l’esame!

Almeno, per quanto mi riguarda, il mio Manager, Mrs. Schell, è davvero una persona eccezionale, e questo l’ho pensato dal primo giorno che l’ho incontrata fino ad oggi; anzi, ne sono sempre più convinto giorno per giorno e non potrò mai ringraziarla della grande opportunità che mi ha dato di essere assunto in questa grande azienda, oltre che darmi l’opportunità di poter andare via dal mio Paese di nascita per andare a vivere in un Paese che rispecchia i miei ideali di vita.

Quale consiglio ti senti di dare a chi vorrebbe trasferirsi in Austria?

Oggi mi chiedo se per “casa” bisogna intendere il posto in cui sono nato e cresciuto, o il posto in cui vivo ora e che ho sempre sognato? Beh, Oggi io mi sento a casa! Il mio ideale di Stato è un Paese come questo, dove tutti si rispettono e lo Stato davvero crede nei giovani e nel loro talento e potenziale. La casa dove si è nati e cresciuti non si dimenticherà mai, perché quella rimarrà per sempre nel tuo cuore e nella tua mente. Non abbiate paura di lasciare il vostro Paese, perché temete il problema di lingua, perché temete che poi non avrete più amici, perché temete che poi la vostra vita vissuta fino ad ora sia finita! No, la vostra vita comincia adesso! Non c’è soddisfazione più grande che quella di sentirsi preso in considerazione e considerato per quello che sei per davvero. Non esiste cosa più bella che imparare nuove lingue, conoscere nuova gente di tutte le parti del mondo, lavorare per una grande realtà che ti dà l’opportunità di migliorare e crescere sotto tutti i punti di vista, sia lavorativo che umano. Fatelo anche per i vostri genitori che hanno investito per voi tanti soldi per farvi andare all’Università e darvi l’opportunità di conseguire una Laurea, con la speranza che un giorno il figlio/a possa trovare un buon lavoro e vivere in una condizione economica e sociale migliore. Ma soprattutto, fatelo per voi, fatelo per il vostro futuro e per chi verrà dopo di voi. Non è giusto che voi, o chi verrà dopo di voi, deve pagare un conto che non avete creato voi. Inseguite i vostri sogni e i vostri ideali, perché esistono ancora Paesi che vi danno l’opportunità di farlo. Ovviamente per fare questo passo ci vuole tanto coraggio e volontà di cambiare, di migliorarsi e, soprattutto, tanta voglia di rischiare! Se non rischiate, non potete mai migliorare o inseguire i vostri sogni! Voi valete, e se il sistema in cui siete ora non lo comprende, allora rendetevi utili per altri Paesi, che sono pronti ad accogliervi a braccia aperte, perché valorizzano davvero chi è capace e si impegna al massimo in ciò che fa.

Non state a lamentarvi che in Italia si vive male, senza regole, senza una economia stabile e senza lavoro..se davvero volete e credete in qualcosa, alzatevi dal divano e preparate le valigie e cercate ciò che voi reputate sia il meglio per voi e per il vostro futuro! Non abbiate paura di rischiare e mettetevi in gioco! Non esiste cosa più bella che sentirsi davvero realizzati nella propria vita! Ve lo assicuro! Quindi, se volete davvero inseguire i vostri sogni, prendete in considerazione questo Paese e ciò che vi può offrire, sia dal punto di vista lavorativo che sociale.

Grazie per la bella chiacchierata Marco e un grosso in bocca al lupo da parte di tutti noi 😀

Dankeschön! Bis bald! 😀

Marco potete trovarlo su:

Twitter:@ marcokris87

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