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8 cose che cambiano per sempre quando vivi all’estero

liberta estero

Arriva sempre il momento in cui ti fermi e, guardandoti indietro, ti chiedi se la scelta presa nell’andare a vivere all’estero è stata quella giusta o no. Lo rifaresti? Spesso la  risposta è un secco si!

Ti confronti con una marea di cose e di persone, inizi a conoscere lati della tua personalità che non sapevi neanche esistessero. E’ come se tutto ti venisse portato via e tu inizi ogni volta da zero, poco a poco costruisci la tua nuova vita in un nuovo posto e ti senti bene. Ripensando alla tua vita di prima, ti riempi di ricordi che non ti abbandoneranno mai, ne sentirai la mancanza ma avrai il coraggio di andare oltre.

Se tutto ciò ti suona familiare, allora sicuramente ti identificherai nelle 8 cose che cambiano per sempre quando vivi all’estero.

1. All’improvviso ti senti libero.

In realtà non è cambiato molto, sei libero proprio quanto lo eri prima, ma la sensazione di libertà che ti avvolge è tutta un’altra cosa. Dopo aver superato momenti difficili ed esser riuscito a guadagnarti quello che hai oggi in un posto a migliaia di chilometri da casa tua, senti che riusciresti a fare qualsiasi altra cosa.

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2. L’adrenalina non ti abbandona mai.

Nel momento in cui decidi di fare la tua valigia e partire, scateni un continuo susseguirsi di emozioni. Quelle inaspettate e improvvisate, dalle quali ne vieni fuori con un’esperienza in più. Rivoluzioni la tua vita e cerchi di ridurre al minimo la routine quotidiana. Fa strano come il ricominciare da zero, che solitamente dovrebbe spaventarti, ti crea una specie di dipendenza. Sei sempre alla ricerca di nuovi stimoli e non hai paura a rischiare.

3. Non riesci più ad usare una sola lingua.

Quando condividi la quotidianità con un’altra lingua straniera, ti accorgi che non riesci più ad usare una sola lingua per esprimere a pieno quello che vorresti. Molte volte ti scappa una parola in un’altra lingua, altre volte non riesci a trovare le parole giuste e che rendano l’esatta idea della sensazione che provi. E’ un imparare e dimenticare continuo.

4. La nostalgia ti invade proprio quando meno te lo aspetti.

Potrebbe essere una canzone, un profumo, una parola o una foto a riportarti di colpo indietro nel passato. Proprio quando vivi la tua vita in modo tranquillo nel tuo nuovo paese, ecco che i ricordi e la nostalgia ti attaccano. In momenti come questi, ti mancheranno anche quelle piccolezze che neanche immaginavi, e daresti qualcunque cosa pur di tornare anche solo per un istante a quell’esatto momento.

5. Ti mancano le parole o forse ne hai in abbondanza.

Ci sono momenti in cui vorresti esprimere come ti senti ma ti mancano le parole, rispondere alla semplice domanda “come va?” può crearti un pò di confusione. Hai una marea di cose in testa – e nel cuore- che aspettano solo di esser tirate fuori, ma a volte alcune emozioni sono difficili da descrivere. Puoi provarci, ma viverle è tutta un’altra.

6. Al tuo ritorno tutto segue normale.

Quando ti trovi all’estero hai la tua vita e le tue abitudini, ma non pensi molto a quelle lasciate a casa. Hai la consueta sensazione che a casa il tempo si sia fermato, o comunque procede ad un ritmo lento e con minimi cambiamenti. Ma tutte le volte che ritorni, ti rendi conto che a casa tutto segue con un ritmo normale, tutti continuano con le loro abitudini quotidiane. Ammetti che la vita va avanti senza di te.

7. Capisci che il coraggio è sopravvalutato.

Molto spesso ti sentirai dire che hai avuto coraggio ad andar via e provarci. La verità è che tu, anche se hai avuto paura, sai perfettamente che il coraggio è solo un 10% della grande decisione. Per tutto il resto si tratta di volontà! Vuoi farlo? Vuoi provarci? Beh, nessuno te lo impedisce, fallo! Non esistono coraggiosi o cadardi in queste situazioni. E ricorda che comunque vada, ti sarà servito come esperienza personale.

8. Cambi.

E’ una cosa che hai sentito dire un miliardo di volte e ti sembrerà un pò scontato ascoltarlo adesso per l’ennesima volta, ma è la pura verità. Un’esperienza del genere ti cambia, molto probabilmente non te ne accorgerai subito, ma con il passare del tempo sarai in grado di vederlo in modo più chiaro. E’ come se smontassi ogni singolo pezzo di te stesso, per poi rimetterli tutti insieme secondo un nuovo e naturale ordine. Sei cresciuto, hai cicatrici ed hai vissuto.

 

Commenti

comments

30 thoughts on “8 cose che cambiano per sempre quando vivi all’estero

  1. D’accordissimo su tutto, più altre cose. La sensazione, per esempio di non essere completamente ne’ di qua ne’ di là, la consapevolezza che, comunque, non puoi parlarne con tutti perché solo gli espatriati possono capirti. Discorsi come, ci vuole più coraggio a restare che a partire, mi fanno sorridere ed ho imparato a non rispondere, non ne vale la pena. Si é imparata un’altra lingua che si può parlare solo con chi ha condiviso le tue stesse difficoltà, fatiche, malinconie, entusiasmi, voglia di libertà. Ed é vero che se ne esce più forti, come, d’altra parte, da tutte le esperienze difficili. Più forti, aperti, tolleranti, comprensivi, coraggiosi, resistenti, pazienti, ecc., ecc,….

  2. ..leggo molta invidia,da parte di chi non ha viaggiato,eppure è tanto logico,viaggiare ti cambia ti apre la mente…(nessuno sta dicendo,che chi non viaggia é negativo..)

  3. Io presto partirò per l’ Austria, ma non mi mancherà nulla di quello che ho, e che forse non ho, quì a Napoli … anche forse perchè io sono brasiliano, quindi magari il fatto di aver viaggiato tanto mi ha dato l’ identità di cittadino del mondo, capace di adattarsi ovunque 🙂 comunque è bello viaggiare e fare nuove esperienze!

  4. Premessa: io vivo in Italia e da anni sogno di partire. Quindi non so cosa si prova a stare “dall’altra parte”. Però, da qui, mi sembra un articolo troppo semplicistico. Come se per partire bastasse il coraggio e se va male, come dice l’articolo, hai fatto esperienza. Io ho una figlia piccola, credete che non ci stia provando ad andarmene? Ma che faccio? Prendo un biglietto sola andata, anzi due, e vado? E poi vivo sotto i ponti con lei? Troppo facile parlare di libertà e di coraggio. Il coraggio è anche rinunciare temporaneamente o rimandare un sogno che ti brucia dentro da quando sei nata perché pensi agli altri che ami e che metteresti in difficoltà. Troppo facile partire quando sei solo e senza un lavoro qui: non hai nulla da perdere! Questo articolo parla tanto di libertà, di coraggio e di nostalgia ma manca il lato pratico, il lavoro che devi trovare, le difficoltà che devi superare anche se vorresti partire con tutto il cuore. Condivido l’opinione di chi dice che è semplicistico e banale. Un grande bacio Perugina!

    1. Grazie per il tuo contributo.
      L’articolo dice chiaramente che il coraggio e’ solo il 10% il resto e tutta volontà.
      Principalmente l’articolo si rivolge a chi ha viaggiato e vissuto all’estero e cerca di parlare delle emozioni che si provano, da qui la sua “romanticita” che alcuni hanno criticato, ma abbiamo deciso di parlare di emozioni e sentimenti che si provano quando si vive all’estero o si viaggia. L’articolo e’ esattamente non pratico perché non era lo scopo dell’articolo, se parli di emozioni, sensazioni etc.etc inevitabilmente finisci per essere cosi “romantico”.
      Per il resto se leggi il sito ci sono decine di articoli che cercano di aiutare chi si vuole trasferire poi per trovare lavoro e riuscire a vivere all’estero, credimi sono anni all’estero e ho vissuto in 3 nazioni, potrai leggere tutti gli articoli di questo mondo ma non ti servirannom possono solo darti un piccolo aiuto il resto lo fai date 😀 sono altre cose che servono per trovare lavoro e rifarsi una vita all’estero non un articolo.

      Ci siamo seduti a tavolino una italiana, spagnolo inglese e olandese che vivono all’estero da anni, e abbiamo cercato di raccogliere le emozioni che si provano quando si vive all’estero e descriverle nell’articolo, abbiamo ricevuto tanti, tantissimi complimenti da ogni parte, al punto che l’articolo verra tradotto in altre lingue, dispiace dire che le critiche siano arrivate solo ed esclusivamente da italiani, da cui la maggiorparte non hanno mai vissuto all’estero.
      Per il resto tutti hanno compreso che un articolo che cerca di descrivere emozioni e sentimenti, parla inevitabilmente di emozioni non di praticità o altro.
      Grazie di nuovo per il tuo contributo e in bocca al lupo, non demordere non serve coraggio ma volontà e capacita (e un buon curriculum) 🙂

      1. Articolo molto bello che condivido pienamente…e come dici tu si parla di emozioni e sentimenti che a volte non si riesce a descrivere, ma voi ci siete riusciti benissimo!
        Grazie

    2. Ciao Fla! Ovviamente non è semplice, infatti ci vuole coraggio e non solo… Cosa pensi che spinga ad immigrare tutte le persone là fuori?! La paura di non avere un futuro, la stessa c’è hai tu.. Però a te quella ti fa rimanere incollata lì dove sei.. Guarda ho incontrato persone che hanno dovuto immigrare e non hanno proprio lo spirito ma ci provano comunque.. Ti che dici di esserci nata dovresti avere una marcia in più 🙂
      A parte tutto, in via del tutto generale dico che di ignoranza c’è n’è tanta, infatti solo chi non sà guardare oltre il proprio naso riesce a commentare dicendo che è più difficile rimanere… Mah.
      Un saluto a tutti!

    3. Conosco tantissima gente che ha lasciato un indeterminato per partire e ora e felice. la mia risposta e semre la stessa: hai fatto benissimo.

      all estero tutto e piu facile. la semplicita con cui ho sempre trovato caa amici e lavoro ancora mi stupisce.
      il luogo in tutto il mondo piu difficile in cui sia stata e l italia…

      1. che sia tutto più facile non direi proprio…che sia stimolante e che valga la pena sì. il lavoro lo trovi con facilità se possiedi due cose:
        1) una conoscenza almeno approssimativa della lingua
        2) l’umiltâ di cominciare dal basso accontentandoti di lavori non esaltanti dalla cameriera alla lavanderia per poi migliorare passo passo le tue competenze e possibilità. (poi tutto dipende da quale sia il lavoro d’origine).
        sugli amici dipende che cosa intendi per questa parola e dove abiti. le conoscenze sono facili gli amici, soprattutto dopo una certa età, sono un’altra cosa.
        ma nonostante i limiti e le difficoltà non tornerei indietro. ho vissuto e vivo tutto con molta intensità, felice di mettermi alla prova e con il cuore diviso e nostalgico ma sereno

  5. Vivo in Italia da 20 anni, e posso confermare che vivere all’estero è qualcosa che arricchisce, uno si ritrova scoperto, un foglio bianco, nessuno sa chi sei, come inquadrarti, ti devi creare da solo, da zero, nessuno ti protegge, ne la tua famiglia, non conosci nessuno, e solo in questo modo forse capisci chi sei veramente. Io parlo per quelli che come me sono arrivati senza conoscere la lingua e senza un conto corrente a disposizione. La lingua poi diventa una cosa eccezionale, conosci tante altre espressioni che nella tua lingua non si può dire, descrivere, un’altra cultura, l’altra gente, una ricchezza interiore.

  6. Cara FLA, vivo fuori dall Italia, da 11 anni ormai, non sono ne’ coraggiosa,ne’ figlia di borghesi, ne’ una libertina, semplicemente a volte le circostanze ti portano a decidere, il desiderio di un’esperienza che ti arricchisca, la necessita di metterti in gioco,tutti parametri e variabili che col tempo si trasformano , ti trasformano….y porcierto chi ti da il diritto di giudicare chi parte da solo? lasciando la famiglia e gli affetti..?me lo spoeghi gentilmente? altro tema, e ti appoggio per quel che riguarda le difficolta “pratiche” di chi decida, perche si tratta solo di decidere ed esere convinti, che sipotrebberoincontrare…spostandosi cn una bambina…ma non saresti la prima a farlo quindi , se veramente sei decisa inforamti la web offre una quantita´di informazioni infinite xrealizzare il tuo sogno….forza!

    Grazie all ADMIN por su comentario!

  7. vivo all’estero (in europa, grande città) da cinque anni, l’italia non mi manca per niente (vivevo in una grande città). la mia casa è dove sono. ogni giorno mi scontro con difficoltà che trovavo anche prima di partire. soldi, lavoro, stress. l’importante è vivere, giorno per giorno, non importa dove. una cosa è certa, il provincialismo non l’ho più trovato e una cosa solo nostra…

  8. ciao ragazzi ! ! !
    anch’io nel mio piccolo penso di poter dire la mia oggi ho 34 anni e sono a londra per una nuova esperienza di vita per imparare l’inglese , e per mantenermi faccio il cuoco ! ! ! ! io e da circa 18 che non vivo piu’ in sicilia fisso , ho navigato , ho vissuto al
    nord italia , sono stato in francia , in svizzera , in egitto , si e vero che in questo momento l’italia sta purtroppo attraversando un brutto periodo ,ma non e questo l’unico motivo per cui si va al’estero , uscendo dal proprio paese ma portandoselo sempre nel cuore si imparano e si vedono cose che la migliore universita’ del mondo non potra’ mai insegnarti . . . ti vedrai e vedrai tutto con occhi diversi dopo ogni nuova esperienza penso che non esista nessun livello di cultura migliore di quello che si puo’ fare in giro per il mondo . . .
    in merito al’articolo in parte lo condivido , non mi piace il titolo perche’ e pesante e brutto dire scappo a l’estero , io avrei scritto ” mi affaccio a l’estero ” o qualcosa di simile perche’ scappare fa proprio pensare male e nella mia vita questo termine non ce’ . . . in merito al coraggio non so se e il termine adatto se si tratta di incoscienza , di pazzia , di instabilita’ d’animo ,o quel che sia , ma un consiglio che do tutti se solo avete un briciolo di voglia di uscire dalla vostra terra fatelo non ve ne pentirete , si ha solo da imparare . . .

  9. Vivo all’estero, in Cile, da cinque anni.
    Questo articolo è davvero bello e centrato. Comlimenti all’autore.

    Le critiche, credo invece, siano fatte da gente che…”vorrebbe, ma non può…”

    1. Grazie 😀
      Le critiche se sono ben fatte e costruttive sicuramente ci aiutano a migliorare e sono benvenute, altrimenti .. sono esattamente come hai detto tu. 🙂

  10. Sono in Italia da quasi tre anni,quando sono venuta qua mi era molto difficile non sapevo neanche una parola in italiano adesso parlò quasi meglio dei italiani,e stato dura pero era un iniziò un può alla volta ho trovato lavoro al inizio avevo 300€ in tasca quanto mi bastava x affitto dopo 17 gg ho trovato lavoro non lusso ma essendo tra persone che non conosci e senza niente in tasca ti accontenti…adesso non voglio più stare qua la vita mi sembra impossibile e la luce non lo vedo,quindi pensò di andare via da qui ormai so quello che trovero al iniziò sarà difficile ma mi dico sempre cela farò…Cmq in conclusione se non si sa la lingua sarà piú dura ma ci si impara e dopo c’è bisogna di fortuna e molto coraggio!NON AVETE PAURA DI PARTIRE…Buona fortuna!

  11. Avevo 33 anni e sono partita per l’Australia, poi sono dovuta tornare perchè non avevo i requisiti richiesti per potervi rimanere. Ho lasciato un luogo meraglioso ma ne ho portato con me un pezzo: al mio ritorno ho intrapreso un corso di studi universitario, ho intrapreso un nuovo lavoro legato alla laurea conseguita con grande fatica, il tutto finalizzato alla mia nuova partenza (con i requisiti). Gli eventi mi hanno fatto virare dal mio progetto e ne ho intrapreso un’altro qui in Italia che mi dà molte soddisfazioni. Ma tutto questo non sarebbe successo se per un anno non avessi avuto la possibilità di svestirmi dai vecchi panni e scoprire in me energie insospettite. Banale? Sì ma che importa…evviva la banalità quando ci permette di migliorare la nostra vita ovunque ci troviamo.
    Un ultimo pensiero…non ci sono a mio parere motivi di criticare nè gli uni nè gli altri…credo che ognuno vada incontro a ciò che in quel momento ha bisogno per sopravvivere quindi
    in bocca al lupo a chi parte e a chi resta.

  12. Io penso che ogniuno abbia il suo punto “differente” di vivere e vedere le cose…. perche sempre attaccarsi uno con gli altri??? !!!
    MENO MALE CHE IL MONDO E’ VARIO…. VARIOPINTO que lindooo…
    quello che consiglio di fare e’ di vivere la vita ovunque siamo, la vita e’ bella e preziosa…
    sorry se il mio italiano non e’ perfetto…

  13. Ciao sono Christopher, vivo in Australia da quasi 9 mesi, ed in questo periodo ho lavorato e viaggiato molto conoscendo posti magnifici di questo grande territorio australiano! Era un sogno venire qua e per questo ho lasciato il mio lavoro e tutte le belle persone della mia vita. Adesso la mia visa volge al termine ed il mio impegno giornaliero e’ quello di avere il riconoscimento della mia professione! Potrei farcela e sarebbe il massimo! E dura perche non e semplice, sapeste quante cose sono richieste ad un fisioterapista! CComunque il coraggio e’ importante ma la volonta’ dei nostri gesti e’ ancora piu importante! La vita e una cosa magnifica ed e tanto astratta, ognuno di noi puo provare a prendere il meglio da essa! E poi comunque si vive una volta sola, tantovale non avere mai rimpianti!! 🙂 Viaggiare fa diventare certamente piu ricchi, le difficolta ti migliorano sempre con il tempo! E come diceva l’ altro amico del forum non c e universita piu importante del mondo che possa insegnarti la maestria di cio che puoi imparare conoscendo

  14. estimati sono nata a Cropalati, Italia abito a Buenos Aires, Argentina. invito a leggere. un abbraccio
    RICORDI -ARGENTINA.

    Ho tanti ricordi della mia infanzia e anche se qualche immagine si é
    cancellato col passare del tempo, altre sono rimaste profondamente
    incise nella mia anima. Le voglio trasmettere affinché non siano
    dimenticate.

    Sono piccole storie, cose quotidiane, ma non per questo meno
    importanti, sono le cose che ci aiutano a comprendere la vita ed il
    caratere di una famigia.

    Ogni storia ha una grande valore, molte sono simili ma nessuna uguale.

    Portrei dire tante cose di mio padre, fu un uomo semplice e sensibile.
    Gli piaceva la natura, stare all’aperto e soprattutto la terra. La
    lavorava non tanto per necessitá ma per l’amore che lo legava ad essa.
    Per lui ogni seme aveva valore. Lo curava con tanto amore e dedizione.
    Per contribuire all’economia familiare, coltivava dall’umile lattuga
    alle piante piú preziose. Allevava conigli e maialini d’India, e noi
    ragazzi ci affezionammo tanto a qauesti animaletti che non volevamo
    piú mangiarli. Quindi mio padre smise di allevarli. Chissá se mio
    padre si privó di mangiare ció che gli piaceva per non vedere le
    nostre lacrime?

    Ha sofferto tanto le conseguenze della guerra, evitava l’argomento
    dicendo che erano cose tristi. Diceva sempre “maglio dimenticare”.
    Tuttavia il suo atteggiamento cambiava quando gli kchiedevano della
    sua ferita di guerra. Era stato ferito in combattimento, al gomito. Io
    mi sentivo orgogliosa di avere un papá veterano di guerra. Ma allo
    stesso tempo non riuscivo a capire come avesse potuto sparare a un
    altro uomo. Un giorno, vincendo la mia timidezza, e senza misurare le
    parole gli chiesi come avesse potuto fare una cosa del genere. Mi
    guardó e vidi nei suoi occhi una grande rassegnazione. Allora con
    grande convinzione e parole semplici mi rispose: “se non gli avessi
    sparato io mi avrebbe sparato lui”. In quel momento mi resi conto che
    non c’era stata alternativa. Ancora oggi lo ricordo e mi commuovo
    davanti a questa veritá cosí fredda ed assoluto.

    Appena arrivati in Argentina, inizió a lavorare, ma un incidente o
    immobilizzó per quasi un anno. Una volta rimesso, ottenne un lavoro al
    comune come operaio. Lavorava nella manutenzione delle strade. E
    quando lo prtendevano in giro, rispondeva sempre: “voi non sapete che
    cosa significhi lavorare all’aperto: in inverno il freddo ti congela
    le ossa e d’estate il catrame caldo sotto il sole inclemente ti brucia
    finanche l’anima”.

    Avevamo anche un alimentari, che ci aiutó tanto economicamene. La
    nostra clientela era molto varia e talvolta era difficile comunicare,
    spesso ci intendevamo a segni. Succedevano anche cose curiose, ricordo
    una conversazione tra mia madre e una signora paraguaiana che lavora
    lí vicino. Mia madre parlava di una cosa e la signora rispondeva
    un’altra, ma entrambe continuavano questa conversazione come seguendo
    un filo immaginario. Io, nella mia innocenza lo feci notare a mia
    mamma, ma lei mi rispose: “sta’ tranquilla, non ti preoccupare”.

    Avevamo a casa un cortile pieno di casse e bottiglie. Mio padre alle
    volte si sedeva su una di quelle casse e si metteva a scrivere alla
    famiglia in Italia, e gli raccontava quanto era bello vivere qui. In
    certi momenti nei suoi occhi traspariva una grande tristezza, gli
    tornavano ricordi lontani: i suoi monti, i costumi secolari, le
    leggende; era abituato alle difficoltá della vita, e si difendeva
    dall’irremidiabile idealizzandolo. Quando gli mancavano poche righe
    alle fine della lettera, mi chiamava: “vieni, vieni”, voleva che
    scrivessi anch’io qualcosa alle zie, ma all’epoca io ero troppo
    piccola e non sapevo scrivere, allora lui con tanta pazienza disegnava
    le lettere su un foglio a parte e io le copiavo. Erano sempre le
    stesse parole, “care zie”, quando finivo di scrivere, il suo volto si
    illuminava con un grande sorriso, era un momento magico, avvertivo che
    oltre l’oceano c’erano persone che ci volevano bene.

    Le lettere tardavano tanto ad arrivare, il giorno che ricevette la
    notizia della morte di sua sorella, dopo averla letta non riuscí a
    parlare. I suoi occhi si sciolsero in un pianto sommesso ma profondo.
    in quel momento ebbe la certezza che non sarebbe mai piú ritornato a
    rivedere i suoi monti e a riabbracciare le persona amate. Per tante
    settimane la casa si vestí di lutto stretto.
    Nel quartiere, quando arrivó la linea 47 del pullman, ci fu una
    rivoluzion. Facevano tanto rumore che allevolte non si poteva dormire,
    mio padre diceva che lo facevano di proposito, e molte notti dovette
    alzarsi e andare a protestare , e ricordargli che anche lui lavorava e
    che si alzava alle 4:30 del mattino. Ciononostante, spesso portava
    loro bevande fresche d’estate e calde d’inverno. Quando si ammaló
    tutti venivano a trovarlo, non fu mai solo. Fu un uomo molto
    rispettato; il suo carattere aveva la semplicitá di chi vive la
    realtá, consapevole che non si puó cambiare. Il giorno della sua morte
    un corteo lunghissimo lo accom,pagnó nel suo ultimo viaggio

    “Sono una donna la cui storia si assomiglia a quella di tante donne
    immigranti calabresi. Nata a Cropalati, in Calabria, Italia, in un
    paesino di montagna, proprio da favola, e da dove si possono osservare
    bellissimi paesaggi. Sono nata nel dopoguerra ed essendo mio padre
    reduce di guerra ne soffrivamo le conseguenze, il che ci ha costretto
    ad emigrare quando io avevo due anni. Sebbene gli anni passassero, dai
    miei genitori gli argomenti di conversazione erano sempre gli stessi:
    la terra lontana, la nostalgia, la famiglia e tutto ciò che riguardava
    la famiglia calabrese. Questi sono i motivi per cui la cultura e la
    lingua italiana hanno acquistato fondamentale importanza nella mia
    vita. Sono sempre stata in contatto diretto con le mie radici. Dopo 50
    anni ci sono ritornata, ho potuto conoscere e ricevere l´affetto della
    mia famiglia lontana. Sono rimasta commossa dallo splendore dei
    paesaggi di un mondo che adesso sento veramente mio. È la mia seconda
    casa, come mi piace chiamarla. Finalmente sono riuscita ad allacciare
    nel mio cuore l´Italia e l´Argentina.

  15. Ciao mi chiamo Giovanni e vivo a Sydney da 20 anni
    All’inizio abbiamo dormito per strada in una macchina affittata ed in ostelli di quart’ordine.Siamo venuti qui in due oramai grandi senza soldi senza conoscenze e soprattutto senza permesso di lavoro ma alla fine siamo riusciti a farcela lostesso e non sapevamo neanche una parola di Inglese….pertanto
    Tutti quelli che hanno paura mi fanno ridere e fanno bene a stare a casa loro.Sono daccordo con gli 8 punti di quest’articolo e quello che ho fatto mi viene voglia di farlo ancoraMadonna che sballo altro che adrenalina.Chissa’sto pensando al Giappone….

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